La Sanità Pubblica. Parte 2

L’altra faccia della medaglia fa invece segnare un aumento del 3,2% per quanto riguarda il settore privato (nel corso degli ultimi 24 mesi). Il calcolo delle entrate fa segnare 34,5 miliardi di euro che sono stati utilizzati nel settore privato tra prodotti medici, esami e ticket. Le strutture private hanno quindi soppiantando quelle pubbliche. Molto spesso i cittadini italiani utilizzano anche un’altra opportunità: l’intramoenia. Di cosa si tratta? Semplicemente l’erogazione di prestazioni straordinarie da parte di medici che lavorano al di fuori del classico orario.

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Secondo un’idea diffusa, le tempistiche di attesa nel settore pubblico sono troppo lunghe. A questo si aggiunge il fatto che la qualità del servizio offerto all’interno degli ospedali continua a peggiorare. Bisogna inoltre sottolineare che gli studi medici, i laboratori e gli ambulatori privati sono aperti il pomeriggio, la sera e anche durante i fine settimana.

Secondo alcuni pareri la sanità integrativa potrebbe essere una soluzione da valutare. Una ricerca portata a termine dal Censis, ha fatto registrare che circa metà degli italiani ritiene intelligente la possibilità di sottoscrivere una polizza sanitaria privata (nel caso ce la si possa permettere), o in alternativa aderire al servizio di sanità integrativa. Facendo questo anche il settore pubblico potrebbe beneficiarne, dato che molte persone si rivolgerebbero al settore privato, garantendo maggiori spazi all’interno degli ospedali e aumentando di conseguenza  le risorse del Sistema Sanitario Nazionale.

Secondo una recente stima, se il trend dovesse continuare in questa direzione e sempre più persone decidessero di sottoscrivere una copertura sanitaria integrativa, questo genererebbe 15 miliardi di euro annui che potrebbero rimpinguare le casse (quasi vuote) della sanità pubblica. Ovviamente questi fondi dovrebbero finalmente essere gestiti in modo intelligente e qualificato. Probabilmente non come è stato fatto fino a questo momento.

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La sanità pubblica sta arrivando ai minimi storici. Perché? Gli italiani eseguono troppe risonanze, visite specialistiche e tac. Vengono inoltre prescritte quantità esorbitanti di farmaci e i chirurghi effettuano moltissimi parti cesarei, anche nel caso non sia strettamente necessari. Basti pensare che circa 5 milioni di italiani ammettono di aver ricevuto, o di ricevere in questo momento, delle prestazioni sanitarie inutili, ma circa il 50% di questi persone è contrario a incolpare, e di conseguenza sanzionare, i medici che prescrivono tali prestazioni ‘inutili.’

Il celebre decreto “taglia-esami,” creato dal ministro Lorenzin con l’intento di limitare gli sprechi e cercare di stabilire le vere necessità assistenzali, non è certo stato accolto felicemente da molti cittadini. Sono in molti a sostenere che il medico debba agire in completa autonomia per stabilire le terapie necessarie. Sembra quindi che gli italiani preferiscano affidarsi completamente ai medici curanti, ma forse molti non comprendono quanto questo comportamento influisca sugli sprechi della Sanità Pubblica.